Inviami la tua storia

Ho in mente un progetto per un nuovo libro.

Tenterei di raccogliere le vostre storie per costruire un libro bianco su altri casi di malati per forza, i cui proventi andrebbero totalmente verso un ente ONLUS votato democraticamente tra i vari autori-testimoni dei casi clinici e umani.

I vostri nomi potrebbero comparire nel testo oppure potreste rimanere per vostra scelta anonimi.
Le vostre storie possono essere scritte “come si vuole” purché siano reali e con sicurezza dovute ad errori farmacologici oppure ad altre condotte.

Un esempio può essere rappresentato proprio da un’altra vicenda di “mummificazione”, stavolta da Plasil, pubblicata sul bel sito www.perlungavita.it ideato e gestito da Lidia Goldoni insieme a validi collaboratori e collaboratrici.

* indica dato obbligatorio

Le storie (reali, purtroppo) che ho riportato nel libro Malati per forza o quelle che porto in giro nelle conferenze e nei corsi di formazione sono una parte molto ridotta di ciò che mi capita di vedere quasi tutti i giorni quando affronto i problemi di salute di una persona anziana.

Raccontarle non è un esercizio di narcisismo personale e professionale, è invece un mio personale bisogno di dare una testimonianza per chi ha subito il torto evitabile di una malattia da farmaci ed è anche un invito ai professionisti della salute ad un comportamento umile che consenta all’ errore di svolgere la sua azione pedagogica. Perché dall’errore  si impara. Se si vuole.

Gli errori sanitari più eclatanti che vengono raccontati dai vari mezzi mediatici provengono dall’ambito chirurgico, così come è l’area chirurgica quella che raccoglie i meritati allori quando ripara un cuore, un arto, o restituisce la vista, salva una vita. Non si è mai visto su un giornale o in TV una notizia tipo “Ha vissuto mummificata per colpa di una cura farmacologica sbagliata per cinque anni fino a quando è stata liberata da quei farmaci ed è rinata”. Questo è tuttavia uno dei casi clinici descritti in Malati per forza, magari il più vistoso, una storia di insolente e indolente malasanità.

Eppure, l’esperienza di persone vittime di malpratica medica e di eventi avversi da farmaci, quindi non imputabili ad errori chirurgici, sono la muta e silenziosa maggioranza.

 

I dati di letteratura scientifica sono enormi e nondimeno la malpratica continua nel quasi silenzio della società civile e di quella politica, a parte qualche eccezione. Dal convegno “Paziente sicuro in ospedale”, organizzato a Roma nel giugno 2015 con il patrocinio della Regione Lazio, è emerso che sugli 8 milioni di ricoveri che si verificano ogni anno in Italia si registrano 320.000 casi di danni o conseguenze più o meno gravi per il paziente provocati da errori in parte evitabili.

Ancora prima nel gennaio 2015 lo avevano dimostrato i dati del registro Reposi (Registro Politerapie Simi) della Società Italiana di Medicina Interna (Simi), istituto Mario Negri e Politecnico di Milano, secondo cui sei pazienti su dieci sono esposti al rischio di interazioni e reazioni pericolose per la salute a causa di prescrizioni inappropriate ed eccessive. La metà degli over 65 prende abitualmente oltre cinque farmaci, ma dopo un ricovero ospedaliero il carico di medicine aumenta ancora di più e la maggioranza si ritrova con oltre sei tipi diversi da prenderne ogni giorno.

Così nel giro di tre mesi dal primo ricovero un anziano su cinque torna in ospedale per troppi farmaci. Alle dimissioni al 24% degli anziani viene prescritto un antidepressivo senza che vi siano segni di un disturbo dell’umore, al 63% un gastroprotettore indipendentemente dalle necessità. Un utilizzo migliore delle prescrizioni ridurrebbe del 10-15% i ricoveri ospedalieri, affermano gli esperti della Simi, e del 30-40% i costi delle terapie degli over 65 che oggi sfiorano i 16 miliardi di euro.

Rimanendo ancora in Italia, lo Studio del Gruppo Italiano di Farmacovigilanza nell’Anziano (GIFA) in una coorte di oltre 5.000 pazienti (età media 79 anni) ricoverati in 81 ospedali distribuiti omogeneamente sul territorio nazionale italiano, ha rilevato che il 29% dei pazienti riceveva la prescrizione di almeno un farmaco inappropriato e che i pazienti con prescrizioni di due o più farmaci inappropriati avevano un prolungamento della degenza ospedaliera ed un rischio maggiore, anche se non significativo, di mortalità (Onder G et al. Eur J Clin Pharmacol 2005; 61: 453-9).

Noi più vecchi ci ricordiamo di lui, un uomo modesto, capace, integro, appassionato, Alberto Manzi, il maestro che ha insegnato in tv a molti italiani a leggere e scrivere, tanti anni fa.

Scriveva: … far sorgere la coscienza dei problemi, coscienza e non solo conoscenza. Sono un rivoluzionario e scrivo per cambiare, per migliorare, per vivere e pensare che l’altro sono io; occorre essere sempre in lotta contro le incrostazioni delle abitudini che generano passività, stupidità, egoismo e cinismo, all’insolenza dell’autorità incontestata, alla compiacente idolizzazione di sé e dei modelli imposti dai mezzi di informazione. Per questo la rivoluzione deve essere un evento normale, un continuo rinnovamento, un continuo riflettere e fare.

Denuncio i problemi per risolverli e non per ottenere un grande applauso.

Buona riflessione!

Ferdinando Schiavo